Nel “presente” artistico immaginare, a un passo dalla fine

« Gli elementi che – in mancanza di migliori parole – possiamo dire “arcaizzanti” non costituiscono un ritorno del passato attraverso le tecniche del contrappunto e i modi ecclesiastici; sono invece la spia di un passato che, in certo modo, è ancora e di nuovo presente. La distinzione tra passato, presente e futuro diviene sfumata fino all’inconsistenza.
Nulla di più sbagliato che astrarre un elemento “arcaizzante” negli ultimi quartetti di Beethoven – per esempio l’uso del “modo Lidio” – poi astrarre una caratteristica moderna – per esempio la figuralità astratta di una cellula di quattro note che li attraversa, quasi una avvisaglia del XX secolo – e porre in contrapposizione questi due elementi.
Al contrario, il “presente” artistico risulta indipendente dalle demarcazioni cronologiche tra “passato” e “futuro”.
La modernità di queste opere tarde non consiste nel fatto che essa anticiperebbe, nel passato rispetto a noi, un pezzo di futuro: in Bach, Beethoven come in Liszt è stata scoperta e riconosciuta solo dopo che il futuro che essa “anticipava” era divenuto da tempo presente. »

[da “Ludwig van Beethoven und seine Zeit” (1987), di Carl Dahlhaus. Trad.mia]

Immagine: esposizione della Fuga (visionaria, corpuscolare, e “…molto espressivo”!) che apre il Quartetto n. 14, op.131, di Ludwig van Beethoven, dalla prima edizione, Schott, 1827


Siatelo.

ritratto di Ludwig circa 13enne; pittore non individuato.

« … Addio, non dimenticatemi completamente quando sarò morto, me lo sono meritato perché nella mia vita ho spesso pensato di rendervi felici, siatelo. »

Ludwig van Beethoven (1770-1827), stralcio da lettera, mai spedita, scritta nel 1802 ai due fratelli minori, e ritrovata alla sua morte in un cassetto segreto nella sua credenza.

Ascolta ▶https://www.youtube.com/watch?v=PhiR1Vpxr34

1° movimento del Quartetto n° 10 di Ludwig van Beethoven, in un fonogramma prodotto da Max Wilcox, in cui ha suonato lo Emerson String Quartet